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Paese

Dati Generali
Il paese di Tula
Tula è un Comune della provincia di Sassari. È situato a 260 metri sul livello del mare, al centro della Sardegna settentrionale. Conta 1665 abitanti. Fa parte della VI Comunità Montana “Monte Acuto?. Dista 52 km da Sassari. Il nome potrebbe essere di origine paleosarda, ma assimilabile al latino tabula, e avrebbe il significato di appezzamento di terreno coltivato.
Il territorio di Tula
Altitudine: 62/701 m
Superficie: 65,51 Kmq
Popolazione: 1665
Maschi: 826 - Femmine: 837
Numero di famiglie: 582
Densità di abitanti: 25,42 per Kmq
Farmacia: corso Repubblica, 17 - tel. 079 718133
Guardia medica: (Oschiri) - tel. 079 733200
Carabinieri: via Sebastiano Satta, 4 - tel. 079 718022

Storia

TULA, villaggio della Sardegna nella provincia d’Ozieri, compreso nel mandamento di Oskeri, sotto la giurisdizione del tribunale di prima cognizione di Sassari, e nell’antico dipartimento di Montacuto, se pure in principio non abbia fatto parte di quello di Anglona, come pare più probabile. La sua situazione geografica è nella latitudine 40° 44' e nella longitudine occidentale dal meridiano di Cagliari 0° 8' 20".

Siede al piede dell’altipiano del Sasso in su’ confini della gran pianura, che dicesi campo di Ozieri, in esposizione ai venti dal levante al meriggio per lo scirocco, restando coperto al maestrale e ponente dal pianoro suddetto del Sassu, a libeccio dall’altro che dicono del Sassittu, al settentrione ed al greco da’ monti della Gallura.

Nell’estate il termometro si leva talvolta a’ 30° di Reaumur, nell’inverno il freddo è spesso mite, ma offende quando sentesi insiem con l’umido. I temporali estivi ed autunnali non sono nè frequenti, nè nocivi, nell’inverno non dura molto sulla terra il nevazzo; ma le nebbie dominano principalmente nell’autunno, le quali però non persistono molt’ora. L’aria non è molto da lodare per la salubrità.

Il territorio di Tula è diviso in due regioni, una montana, l’altra piana.

La regione montana comprende una parte dell’altipiano del Sassu, ed il colle detto dessa Sia terminato in un piano, che fu già parte del maggior anzidetto pianoro, finchè non si dissolvette intorno la roccia e formò una collina ed una valle dove scorre una parte delle acque del Sassu e si versa nel Termo alla sinistra.

Nel Sassu trovasi la trachite di varii colori, che forma lo strato superiore. L’altra roccia dominante è la calcarea, e nella grotta, che si conosce entro la circoscrizione di Tula trovasi la calce carbonata, concrezionata ed incrostante. Nel campo trovansi de’ massi di granito.

Molte sono le fonti aperte nella regione alta e versano acque salubri, limpide e leggere; ma nel piano sono rare, e quasi tutte ingrate al gusto e gravi allo stomaco.

Tale è poco più o meno l’acqua de’ pozzi; e però massime nella estate le persone agiate mandano a provvedersi dalla fonte detta Sos istatos, che trovasi alla falda della montagna in distanza di mezz’ora dall’abitato.

Fonte minerale Su Frangone. Nel luogo così detto è una fonte, le cui acque nel bacino presentano un color ferrigno e ne hanno anche il sapore. Anche il terreno da cui sorge pare ricco dell’ossido di questo metallo. Meriterebbe di essere esaminato bene il luogo e l’acqua analizzata. Si formano dalle suddette fonti alcuni rivi, de’ quali abbiamo già accennato quello che scorre nella valle della Sia.

Noterò quindi il ruscello, che dicono Piliarvu (Pili arvu), il quale aduna le sue acque dalle fonti del Sassittu incontro al settentrione e da quelle del Sassu, che scorrono verso libeccio, e volge contro il levante per versarsi dopo miglia nove di corso nel Termo alla sua sinistra. Esso segna i limiti tra Tula ed Ozieri.

Il Termo ricinge i limiti orientali del Tulese quasi in figura semicircolare, e lo divide da quello di Oskeri ed anche da quello di Berchidda.

In altri tempi il Sassu era popolatissimo di grandi vegetabili; adesso la selva è in molte parti diradata dal ferro ed in qualche parte dal fuoco. Si trovano mescolate la quercia, il rovero, l’elce con diverse altre specie cedue. In molti siti la vegetazione è di ammirabile prosperità, e fruttifica tanto da restarne soddisfatti i pastori, che di rado si mostrano contenti pur quando la natura benignamente favorisce alla loro inerzia, che meriterebbe perpetue disdette.

Tra gli arbusti sparsi per la landa si notano principalmente il cistio, il citiso, il corbezzolo ed altre specie, dai fiori de’ quali le api traggono molto miele.

Il selvaggiume abbonda massime nelle montagne. I cinghiali sono in grandissimo numero e si trovano anche prossimi alla popolazione, e non si stenta ad incontrar cervi, daini, volpi, lepri ed il porco spino. Gli uccellatori fanno gran preda, massime in certe stagioni, di pernici, beccaccie, colombi, tortorelle, merli, tordi, quaglie, meropi ecc., e nelle acque anitre, folaghe, galline d’acqua ecc.

È parimente abbondante la pesca ne’ vicini fiumi, principalmente nel Termo, il quale somministra alle mense trote deliziose, anguille grosse e saporitissime nell’autunno, e talvolta anche pesci di squame, il muggine e la boga.

Popolazione. Si numerava nel censimento del 1846 di anime 926, distribuite in famiglie 229 ed in case 218.

Si deve poi aggiungere la popolazione silvestre di anime 119, distinte in famiglie 23, case 22, sì che il totale delle anime sarebbe di 1045. Queste sono famiglie galluresi, che per poter fruire de’ pascoli si avvassallano, come usasi dire, ossia si sottomettono a tutte le gravezze degli abitanti.

Questo totale complessivo si distingueva secondo le età nel seguente modo:

Sotto gli anni 5 maschi 78, femmine 90; sotto i 10, mas. 72, fem. 73; sotto i 20, mas. 102, fem. 90; sotto i 30, mas. 86, fem. 58; sotto i 40, mas. 68, fem. 69; sotto i 50, mas. 70, fem. 60; sotto i 60, mas. 20, fem. 41; sotto i 70, mas. 18, fem. 32; sotto gli 80, … fem. 1.

Distinguevasi poi secondo la varia condizione domestica in quest’altra maniera;

Nel totale maschi 527 erano scapoli 325, ammoglia-ti 193, vedovi 9: nel totale femmine 520, erano zitelle 262, maritate 87 (!!), vedove 71.

Il movimento della popolazione ha queste medie, nascite 45, morti 25, matrimoni 10.

I nativi del paese godono buona salute, fortemente temperati alle naturali condizioni del clima: egli è però vero che molti periscono ne’ primi anni, e non tanto per la intemperie del clima, quanto perchè non si bada alla conservazione delle tenere creature, e non si usano le precauzioni, che ragione vorrebbe; il che si avvera, come altrove, massime nella classe più povera.

I tulesi sono gente dabbene, sebbene facilmente irascibili e nell’ira facili ad eccedere, sobri, laboriosi, di buoni modi, cortesi co’ forestieri e buoni vicini colle popolazioni limitrofe, e disposti ne’ bisogni a favorirli ed ajutarli. Aggiungerò alle altre qualità che sono religiosi e niente avidi dell’altrui, mentre difendono con tutta l’energia i loro diritti.

Ne’ giorni festivi attendono alle consuete ricreazioni del canto e della danza a canto.

Ai mestieri attendono tanti, quanti vuole il servigio della popolazione, gli altri sono applicati all’agricoltura ed alla pastorizia.

Le donne lavorano ne’ telai il lino e la lana per l’uopo delle rispettive famiglie e pel lucro.

L’istruzione elementare ha poco o nulla giovato, perchè forse una decina di persone in trent’anni hanno imparato a leggere ed a scrivere. I fanciulli che accorrono all’istruzione quando sono in maggior numero non sorpassano la quindicina.

In altri tempi il monte Sassu era un luogo di asilo pei banditi, dove, riuniti in grosse masnade, riposavano sicuri dopo le loro escursioni, nulla temendo della forza pubblica, perchè questa mancava. Sebbene anche in tempi poco lontani continuassero a frequentarvi; tuttavolta è vero che non vi faceano ordinaria stazione, e di rado vessavano i passeggieri. I banditi erano non già tulesi, ma fuorusciti dell’Anglona, ed anche della Gallura.

Agricoltura. Nella circoscrizione di Tula sono ottimi terreni per tutti i generi di coltivazione, e principalmente per quella de’ cereali, e sono tanto ampi, che potrebbe quadruplicarsi il lavoro se si avessero braccia sufficienti.

L’ordinaria seminagione si è di circa starelli 500 di grano, 200 d’orzo, 100 di fave, e una indeterminata quantità di legumi.

L’ordinaria fruttificazione del grano è del 10 per uno, ed in annate ubertose del 20.

Il lino riesce bene, e ne sono seminate larghe aree. Per poco che se ne faccia si ottengono 1000 cantaretti di fibra ben pettinata.

L’orticoltura è trascurata, e con gran danno, perchè vi hanno molti siti bene idonei, e le famiglie che abbisognano di quei prodotti devono provvedersi da Ozieri.

La vite ha parimente regioni favorevoli, produce molte qualità di uve, ed abbonda nella vendemmia. L’uva non si pigia ne’ cupi, ma dentro sacchetti di cannevaccio, ed il mosto somma a circa 400 cariche. Il vino è bianco e molto spiritoso, e siccome non è sufficiente alla consumazione, quasi niente se ne brucia per acquavite.

I poderi sono quasi tutti cinti del cactus opuntia.

Pastorizia. Educano i tulesi le solite specie, ma preferentemente quella delle vacche, il cui numero sopravanza di molto il migliajo. Le cavalle, le capre, le pecore, i porci sono più pochi, che potrebbero essere per l’ampiezza de’ pascoli montani e campestri. I cavalli sono belli e vivaci, ma di piccola taglia, i giovenchi forti, pingue e saporito il formaggio, principalmente quello che si fa nella stagione autunnale, il quale è molto ricercato.

Quando questi pastori vorranno meglio provvedere alla sussistenza del bestiame e preparare al medesimo un nutrimento sussidiario per il caso in cui la neve copra i pascoli, o per le differite pioggie manchi l’erba, avranno luoghi ben comodi per il fieno in tante parti, che sono prati naturali, abbondantissimi di erbe. Lungo il fiume potrebbesi poi formarne in grandissimo numero se si utilizzassero le acque, che ora scorrono inutili, per mezzo di facili opere idrauliche, delle quali però quei paesani non hanno alcuna idea.

La regione montana del territorio, che può computarsi due terzi di tutto il territorio, è in parte occupata dai pastori, che hanno per loro un certo distretto, in altra aperto al pascolo comune, ed in altra occupata da tanche.

Tanche. In tutto il territorio ve ne sono più di 150, delle quali più di cento nella regione campestre, dove si semina e si tiene a pastura il bestiame. Nella maggior parte di esse o non vi sono, o sono in poco numero gli alberi ghiandiferi e qualche altra specie, come i perastri.

Apicultura. Questa industria, che pur è proficua a’ pochi che la esercitano, è generalmente trascurata; e però gli alveari sono in numero assai ristretto.

Commercio. Sono i tulesi in situazione piuttosto comoda per commerciare, e facilmente possono portar le loro derrate in Terranova. Vendono capi vivi pel macello alle beccherie delle principali città, i prodotti

agrari a’ negozianti di Sassari o di Terranova.

Quanto sia il guadagno non si può sapere.

Religione. Questa popolazione è ora compresa nella diocesi d’Ozieri.

La chiesa parrocchiale è sotto l’invocazione di s. Elena, di mediocre grandezza, niente ornata e mal fornita per le cose del culto.

Finora presiedeva alla cura delle anime un vicario perpetuo, il quale era stato sostituito al parroco proprio, che diceano rettore. Questi sino al 1804 godeva i due terzi de’ frutti decimali; ma allora essendo stato questo beneficio incamerato al vescovo, nella ripristinazione del vescovado Bisarchierese in Ozieri, tre quarti della rendita furono assegnati al prelato, ed uno fu lasciato al vicario, aggiuntogli il carico di scudi 30 sardi per il suo vice parroco, sicchè negli anni di abbondante raccolta poteva avere residui scudi 150.

Il vicario è assistito nella cura delle anime da un solo viceparroco, e può ancora esserlo da un altro prete, che godesi una pingue cappellania non ha molto istituita.

L’altra chiesa che trovasi dentro l’abitato è l’oratorio, dove officia la confraternita che si denomina dalla s. Croce, di grandezza quasi eguale alla chiesa parrocchiale, ma più bella, essendo essa stata ristaurata ed adornata per la liberalità di una persona religiosa.

Serve per camposanto l’antico cemitero, che trovasi contiguo alla parrocchia e resta fuori dell’abitato; dal quale perchè le inumazioni non eseguite secondo le prescrizioni escono effluvi che contaminano l’aria che si respira.

Fuori del paese trovasi la chiesa rurale di s. Pietro apostolo, che si suppone essere stata la parrocchiale dell’antico paese Tula Ossuna, donde pretendesi provvenga l’attuale popolazione di Tula.

La costruzione della medesima prova la molta sua antichità.

Più prossima all’abitato è la chiesetta di s. Antonio di Padova, e l’altra di s. Maria de Coros.

Questa seconda è di una migliore architettura, costrutta a pietre quadrate, dove è notevole un’antica tavola con antica dipintura, a piè della quale leggonsi le seguenti abbreviazioni:

SEDE OPA. D. GMO PNA ATM FOCU AN 1577.

Essa ha de’ sotterranei, dove furono conservate le ossa dei morti, e vuole la tradizione sia stata la medesima officiata da benedettini, alla quale opinione dà appoggio l’osservazione delle vestigia del contiguo edificio, che pare sia stato formato per una casa religiosa.

Prossimamente al villaggio fu un’altra chiesa, che era stata dedicata a s. Sebastiano martire, la quale non si sa perchè fu abbandonata. Forse dopo essere stata profanata con delitti in tempo di inimicizie fu lasciata andare in rovina.

Non era neppure molto distante un’altra chiesetta edificata sopra un’eminenza e dedicata a s. Giuseppe patriarca.

Antichità. Erano numerosi in questo territorio i nuraghi, e si possono ancora riconoscerne sedici, i quali però sono in massima parte distrutti.

All’austro del paese nel campo, segnatamente nel luogo detto Sa Trajada, si trovano molti ruderi, e scavando furono rinvenuti diversi oggetti di antichità e le fondamenta di edificii.

A circa tre quarti di distanza verso greco si riconoscono le vestigia dell’antico indicato paese, che vuolsi fosse nominato Tula Ossuna, che rimase deserto in tempi antichi, forse nell’epoca de’ Giudici.

Presso il nuraghe dessa mandra-manna trovasi scavata in un masso di granito una di quelle camerette sepolcrali, di cui spesso occorse di parlare.

Tradizioni

Feste e Tradizioni
Feste e Sagre a Tula
21 Maggio: Sant'Elena
23 Agosto: Sagra della carpa
8 Settembre: Santa Maria di Coros
9 Settembre: San Giuseppe